Her

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Ogni anno mi prefiggo l’obiettivo di vedermi tutti i film nominati agli oscar, per poi farmi quella lunga nottata e oltre a commentare come una donnicciola vestiti e cavolate, starmene con una busta di pop corn, vedendo chi l’accademy sceglierà. Obiettivo che ahimé fallisco sempre miseramente, e quindi mi ritrovo a vederli tutti dopo e così a caso i film che mi hanno incuriosito dal titolo o dal trailer.

Tra quelli visti spunta Her così dal nulla, senza aver visto trailer o recensioni di qualche youtuber, mi sono detta perché no.

Premessa: Mi è piaciuto moltissimo.

In breve è la storia di un uomo Theodore che sta affrontando un divorzio doloroso e per lavoro scrive lettere per gli altri, lettere d’amore,lettere da padre a figlio, insomma intercede, conoscendo le storie altrui, per il mittente della lettera, e risponde alle conseguenti risposte.

E’  un film ambientato in un futuro non troppo lontano da noi, in cui la moda è un po’ quella di fantozziana memoria, con pantaloni a vita altissima e colori pastello, arredamenti molto scarni e funzionali, sembra un po’ un futuro che rivive un passato , ed è forse questa la chiave con cui va visto questo film.

Theodore  si imbatte in un nuovo sistema operativo OS1 , che acquista per il suo pc e lo installa, ma a differenza degli altri precedenti è “umanizzato” cioè acquisisce informazioni con l’esperienza e cresce di volta in volta, costruisce un rapporto personale con il proprio ” padrone ” , e ha desiderio di conoscenza e di vita.

Il suo OS1 si chiama Samantha, nome che si sceglie lei stessa, ed è desiderosa di conoscere tutto quello che lo circonda, e cresce in lei il desiderio di vivere, di svilupparsi e di crescere insieme a Theodore, come si può già immaginare il loro rapporto non è quello di una persona e un computer, ma diventa un rapporto, persona – persona, amico – amica, finché non sfocia in amore.

Questo film è in sintesi una storia d’amore, vissuta nel modo più tradizionale, quello che conosciamo, quello che si conosce da secoli, quello descritto dai maggiori poeti e letterati, ma sviluppata nel futuro, dove viene reso possibile l’amore tra un uomo ed una macchina.

All’inizio di questo sviluppo ero avvolta dal mio scetticismo, cioè non facevo altro che dire ” ma come è possibile!?!? ” , ” ma è idiota?!” , ho provato persino un po’ di tenerezza per quest’uomo solo che non trova altro che questo affetto. Il punto è che non è questa la chiave di lettura, non è lo schierarsi della tecnologia si o tecnologia no , o quanto i social o altri mezzi ci illudono che non siamo soli. That’s not the point.

Il regista se ne frega altamente di dirci dove schierarsi, perché il punto è proprio questa storia d’amore, che ci coinvolge e ci tiene con il fiato sospeso fino alla fine, che affronta questioni come la gelosia, la mancanza di contatto, la passione intellettuale, la spontaneità, la felicità e la tristezza, l’evolversi  per poi trascinarsi, fino a lasciarsi perché spesso quando si cresce non si cresce insieme,  non si cresce allo stesso ritmo.

Ognuno di noi poi può trovare una sua riflessione finale, la mia è stata un po’ malinconica, cioè a prescindere da chi siamo, è possibile trovare qualcuno che cresca con noi, e anche se si va a velocità diverse, esiste quella persona che saprà aspettarci ? e noi? siamo in grado di aspettare?

Da giovani si ha una gran fretta, e nessuna pazienza di aspettare, e ora?

 

 

 

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Bloccata

“Come vi sentireste se foste legati ad un secondo oggetto su un piano inclinato elicoidalmente avvitato attorno ad un asse? “Cit. 

Come me. 

La signora canta il blues

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L’intera base del mio canto è il sentimento. Se una cosa non la sento non posso cantare. E per tutto il tempo che rimasi lì non sentivo un bel nulla.”

Sarà che mi approssimo ai trenta? Sarà che era venuto il momento di approcciarmi a quella che è la base di quasi tutta la musica da me conosciuta? I don’t explain

Il punto è che il blues mi ha preso e non mi ha più lasciato, si è aggrovigliato alla mia anima, dando un colore alla mia malinconia, il blue.

Il mio primo ascolto è stato Robert Jhonson, padre dei padri del blues rurale, la cui storia mi è stata raccontata da uno dei miei telefilm preferiti, supernatural, che mi ha messo la giusta curiosità, abbinata alla necessità di raccontare durante un mio live quale fosse la base del genere che cantavo, l’hard rock, e non potevo fare a meno di parlare di questo genere. Ho fatto così delle ricerche, mi sono documentata, e niente, lì mi sono persa, in una metrica di 12 battute, in una struttura ripetitiva, ricca di Mib , Solb e Sib.

Dopo di ché sotto consiglio della mia insegnante di canto mi sono avventurata in quelle che erano le cantanti di punta, sempre al confine tra jazz e blues, ma che più hanno segnato questo genere, con le loro storie tristi, le loro vite difficili, e quel senso di abbandono e malinconia che accompagna la loro voce. Ci sono parole, come love, che solo Lady Day sa pronunciare con la giusta espressione, perché lei e poche altre riescono veramente a farci sentire, anche con una sola parola, cosa veramente sentono dentro.
Non potevo quindi non leggere tutto di questa donna, ormai ero sua, mi sono quindi avventurata nella lettura di questo libro dedicato a lei alla sua vita e ai suoi ricordi, raccontato in prima persona con il linguaggio che è quello di una persona che non ha più della quinta elementare, se non meno. Gesto da me apprezzato , perché a volte i pensieri espressi nel modo più semplice sono quelli che più rimangono, e si colgono.

Tutti dobbiamo essere differenti. Non si può copiare un altro, e nello stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa. Se tu copi, ciò inoltre è perché il tuo lavoro non ha un sentimento sincero, e senza sentimento nessuna delle cose che fai avrà realmente un valore. Come non ci sono due persone uguali, così deve essere la musica, sennò non è musica.”

Una vita impressionante, non sono solo per quello che riguarda il fatto di essere di colore in quegli anni, in america, Billie non era abbastanza nera per i locali di colore, e non era abbastanza bianca per i locali per bianchi. Un’infanzia indelebile, unita a problemi con la droga che l’hanno spesso trascinata in galera e nella depressione, ma tutti questi ingredienti, uniti, hanno dato vita a quella voce tremolante, bassa a volte sussurrata, che pronuncia romance con un misto di positività e malinconia che ti chiedi come sia possibile che questi due sentimenti coesistano in un unico concetto, e la risposta è solo nell’ascolto di questa incredibile cantante.

“In certi casi il disco mi rendeva triste, così triste che piangevo lacrime a fiumi, e in altri casi invece, sempre la stessa musica riusciva a farmi dimenticare quanti soldi sudati mi costavano quele sedute in salottino a pulire.

L’empatia con questa donna per me è stata immediata, mi sono ritrovata spesso nella vita a fare i pensieri che vi ho qui trascritto , io che sono una semplice cantante, che non è nessuno, che vive la musica forse come tanti, bhè forse non come tutti visto che la vivo come la vive la signora del blues. 🙂

Buona Lettura.

Alta fedeltà – Nick Hornby

Questo libro fa parte di quei sette o otto comprati [tra cui anche Bukowski] in una libreria di Torino in pieno centro e in particolare mi è stato consigliato da una simpatica commessa. Vedete a me piace Hornby, avevo già letto About a boy e volevo qualcos’altro perché come forse si è notato se mi piace uno scrittore continuo nel leggere tutto quello che ha scritto , chiaramente a rilento perché ho troppe cose da fare, ma sicuramente è una sicurezza, se mi affeziono poi è un po’ come un dolce ritorno a casa, non dico di sapere cosa aspettarmi ma sicuramente sono contenta di ritrovare quella costruzione della frase, quella descrizione o quella digressione.

Normalmente poi se mi cimento a commentarlo qui è difficile che non mi sia piaciuto o non mi abbia preso, è per questo che vi parlerò molto bene di Alta Fedeltà.

Rob è un uomo all’esordio dei trent’anni che possiede un negozio di musica [CD, vinili, etc..], non è ancora sposato e al momento è stato mollato dalla sua convivente Laura.

Il libro è inizialmente un tragitto lungo tutti gli amori di Rob dai quali è stato mollato o deluso o ossessionato, incominciato con “Laura tu non mi hai fatto decisamente male quanto..” ed è un vero e proprio elenco con annesse valutazioni e considerazioni, sul livello di ossessione, il livello di tristezza e di importanza. Per quanto mi riguarda è partito benissimo, poi ovviamente ci spostiamo ai dettagli della situazione amorosa attuale  in cui lentamente e, come solo Hansel e Gretel sapevano fare, mollichina per mollichina seguiamo i passi, gli errori e le vicessitudini di quest’uomo un po’ egocentrico, cinico, romantico, e un pochino immaturo.

Cosa colpisce di questo libro?

Coprotagonista nella storia è sicuramente la musica, non sarebbe Hornby se in ogni discorso o pensiero del protagonista non ci fosse un riferimento ad un testo o una melodia di una canzone passata e presente. Quelle canzoni che vi hanno ispirato o hanno descritto un particolare amore  che durante l’ascolto vi hanno fatto dire “vorrei fosse così..” ci sono tutte, ed è chiaro non tutte le persone ascoltano le stesse canzoni ma ognuno di noi sa di cosa parlo. Non c’è solo la musica che crea empatia al momento per quel particolare stato d’animo, c’è anche quella che vi illumina su eventi ancora non verificati nella vostra vita, su epoche non vissute, perché è banale dire che la musica attraversa tutta la psiche umana in tantissimi periodi storici, ma molti sentimenti, molte sensazioni come ben sappiamo non cambiano mai e vanno al di là dell’età storica e quella anagrafica.

Inoltre c’è questo costante cinico-romanticismo presente nel libro, che mi direte sia impossibile da conciliare e per me invece è facilmente applicabile. Penso che l’egoismo dell’uomo faccia sempre la parte del protagonista in ogni cosa, ogni atto ha una particolare  spiegazione in cui ci rendiamo conto che eseghiamo solo “gli ordini” del nostro volere, anche quelli più altruistici. Il cinismo e l’egoismo vanno spesso a braccetto perché se l’uno tiene i piedi per terra, l’altro svolazzando va’ verso la felicità, ma tutti e due hanno l’obiettivo di condurre verso l’autosufficienza, e questo non è assolutamente un pensiero mio, anzi non ero decisamente nata ai tempi di Antistene.

Come conciliare tutto questo con il romanticismo? come è possibile che l’idea delle serate a lume di candela, delle poesie, dell’amore incontrastato si tenga la mano con il realismo assoluto quasi distorto verso il pessimismo?

Il punto è che il romanticismo non è questo, non è sposarsi, non sono le rose, non sono i gesti frivoli che la società ci etichetta per romantici, il romanticismo a mio parere è tutt’altra cosa, ma non sarò io a parlare, sarà Rob.

“E vorresti prendere una decisione così a sangue freddo? Se faccio questo succede quest’altro, tac tac, e via?Non sono sicura che le cose vadano così.”

“Invece vanno così, vedi . Se anche si tratta di una realzione , cioè di una faccenda sentimentale, non significa che non si possano prendere decisioni razionali. Anzi, certe volte ci si è addirittura costretti, altrimenti non si arriva a niente. Sai qual’è stato il mio errore ? ho lasciato che a decidere fossero il fattore climatico e i muscoli del mio stomaco e un formidabile giro di accordi in un quarantacinque giri dei Pretenders, ma sono stufo d’ora in poi  voglio essere io a decidere.”